La Storia


STORIA DELLA BANDA MUSICALE DI ORIOLO


Il tentativo di fissare una data circa l’origine della banda musicale di Oriolo è quasi impossibile, forse, assurdo come accade per ogni fenomeno, entità consolidatasi nel tessuto sociale di una collettività, dove tutto si prepara lentamente nel tempo, un po’ per caso, in parte per volontà degli uomini e per una serie di fattori, di cui alcuni indecifrabili.
Subito può affermarsi che la musica è una prerogativa del popolo oriolese, capace di costruire, anche da lontanissima data, strumenti rudimentali ma caratteristici come, le zampogne, “l’organett” e “u cup cup” che accompagna la caratteristica canzone “Eggi saput ch’eij accis u purch” quando d’inverno, anche con la neve, si dedica una serenata all’amico che, per ringraziamento, spalanca la sua porta in segno di amicizia.
Oggetti di ogni genere, inoltre, battuti da un bastoncello di legno, di rame o di altro materiale, diventano mezzi musicali che, uniti ai primi rallegrano le serate dopo le lunghe ore di fatica nei campi e nelle botteghe.
Né il lavoro, di per sé molto duro, impedisce alle donne di intonare di tanto in tanto degli stornelli, che vengono accompagnati da strumenti improvvisati dagli uomini. Nelle campagne non c’è pastore che non riempia le monotone e lunghe giornate con il suono dello zufolo o del sonetto, mentre il gregge tranquillamente bruca l’erba.
In paese gli “zerbinotti”, avendo imparato a suonare la fisarmonica, la chitarra, il violino, la batteria e altri strumenti, formano un vero e proprio complesso, che rallegra le cerimonie:
fidanzamenti, matrimoni, battesimi e l’arrivo di qualcuno, figlio dei signori del paese che ha conseguito un titolo: maestro, avvocato, medico, ingegnere, che col passare del tempo sono stati sempre più numerosi.

 


A tarda sera, talvolta, si recano a dedicare una serenata alla propria amata e, il suono inaspettato e melodioso, fa svegliare e affacciare alla finestra molte persone che già dormono; dopo le tre suonate è una gran festa se la famiglia dell’interessata apre la porta, altrimenti si fa ritorno in silenzio, amareggiati per il “gran rifiuto”.
La banda, poi, già a fine 800 precede, in divisa e con compostezza, la statua in processione per le vie del paese, dopo aver fatto di buon mattino un giro per annunciare la festa, come accade anche oggi con l’aggiunta del primo maestro-direttore-concertatore.
A questo proposito, il Maestro Fontana,
proveniente dalla vicina Puglia, non lascia
dubbi sull’esistenza, in quest’epoca,e l’importanza di un’organizzazione bandistica oriolese.
Intorno al 1900 la banda è formata ormai da 35-40 elementi diretti dal maestro De Carlo. Questi da Cosenza si trasferisce ad Oriolo, dove nasce la figlia Antonietta, divenuta da grande l’ostetrica del Comune.
Nel 1925 un comitato, formato dai notabili del paese e altri sostenitori, testimonia che la banda costituisce un prezioso patrimonio artistico e folcloristico del proprio paese e se ne vuole favorire, pertanto, la sua piena realizzazione, prestando maggiore attenzione anche ai bisogni di carattere economico. Un valido e famoso maestro: Carrisi, (successo al maestro Salvati) proveniente da Cellino S. Marco, bisnonno del noto cantante Al Bano, rimane ad Oriolo per molti anni. A proposito va ricordata anche la morte in giovane età di uno dei figli che egli ha seppellito nel nostro cimitero, dal momento che è bene integrato con la comunità oriolese.

 


In questo periodo viene concessa alla banda una sala del castello reso, così, ancora più imponente dalle note vibranti dei musicisti, capaci ormai di eseguire le opere dei grandi Verdi, Rossini, Bellini, Mascagni, Puccini.
Da questo momento la banda viene chiamata a esibirsi in tutti i paesi confinanti e oltre, dalla Calabria alla Campania, in occasioni di feste civili e religiose.
Al maestro Carrisi successe il maestro Ciliento, altrettanto stimato, nel 1935. Va ricordato a proposito uno dei suoi giovani allievi: Michele Lufrano, che diviene un grande compositore e arriva secondo nel concorso di direttore nella prestigiosa banda nazionale dei carabinieri.
Dal 35 al 40 la banda non ha un maestro direttore che, tuttavia, viene autorevolmente sostituito da un capobanda appartenente alla famiglia dei Pucci, un casato che, come altri casati quali Corrado, Diego, Petrelli, Franchino, Muscetta, Abate, si distingue per la particolare predisposizione alla musica.

 

.... FINE PRIMA PARTE

 

 

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